Città dell’Emilia Romagna, ospita ai nostri giorni otto monumenti nominati Patrimonio dell’UNESCO. Due sono le caratteristiche che li accomunano: sono edifici religiosi decorati al loro interno con mosaici, mentre esternamente si presentano in laterizio. Tale dicotomia esprime un rapporto imprescindibile dell’arte ravennate con l’Oriente (mosaici), e Bisanzio in particolare, dall’altra parte con le tradizioni architettoniche dell’Italia settentrionale dei secoli IV- V- VI (esterno in laterizio). Per capire un simile nesso è opportuno ripercorrere la storia della città nel suo periodo di massimo splendore, ovvero tra il IV ed il VI sec. Nel 395 d.C. l’Impero Romano fu diviso in due parti, l’Impero Romano d’Oriente retto da Arcadio con capitale Bisanzio e l’Impero Romano d’Occidente affidato a Onorio con capitale a Milano. Nel 402 d.C. la capitale fu spostata a Ravenna per contrastare la minaccia di Alarico, re dei Visigoti. A quei tempi la città si trovava in un luogo strategicamente favorevole: grazie al porto di Classe era collegata con l’Oriente, e d’altra parte era circondata da paludi che la rendevano sicura contro gli invasori. Nello stesso periodo la sede vescovile fu trasferita a Ravenna, dove furono innalzati diversi edifici di culto cattolico: la Basilica Ursiana, di cui oggi rimangono poche tracce, ed il vicino Battistero degli Ortodossi. Quest’ultimo, a forma ottagonale, internamente presenta una decorazione musiva del V sec, risalente ai tempi del vescovo Neone (da qui la denominazione di “Battistero Neoniano”). Nel mosaico della cupola sono rappresentati nel tondo centrale il “Battesimo di Cristo”, intorno a cui sono disposti a raggiera una schiera di apostoli portanti la corona simbolica della gloria e più esternamente troni sormontati dalla croce, alternati ad altari su cui poggia il Vangelo aperto ed affiancati da troni vuoti. Sotto le finestre una serie di rilievi a stucco e mosaici con girali d’acanto e figure maschili in medaglioni. Al centro del battistero una vasca di marmo bianca del ‘500 e un ambone originale del V sec ricavato da un unico blocco di marmo, da cui ufficiava il sacerdote. Le immagini hanno ancora la consistenza plastica tipica dell’arte romana, che andrà perdendosi e indirizzandosi verso la ieracità e monumentalità del mondo bizantino. Nel 423 d.C. morì Onorio, a cui successe Galla Placidia, reggente del figlio Valentiniano III. Tale periodo fu caratterizzato da una grande fioritura artistica: la costruzione della chiesa di San Giovanni Evangelista (molto rimaneggiata), ed il famoso Mausoleo di Galla Placidia. Quest’ultimo è l’unico edificio giuntoci di un complesso monumentale molto più amplio, eretto nel V sec. La tradizione lo chiama erroneamente con questa denominazione, ma probabilmente era un sacello dedicato a San Lorenzo (l’apostolo è raffigurato nella lunetta di fronte all’entrata, riconoscibile dalla graticola, simbolo del suo martirio). È decorato a mosaico nelle volte dei quattro bracci (giri d’acanto e di vite); nella cupola (su sfondo blu la croce, simbolo di salvezza, circondata da stelle e agli angoli i simboli dei quattro evangelisti); nelle lunette terminanti dei bracci (quella di fronte all’entrata con S. Lorenzo, quella sopra l’entrata con il Buon Pastore, quelle laterali con i cervi che si abbeverano); nelle lunette sotto la cupola (apostoli). Nella plastica dei corpi è evidente ancora il legame con l’arte romana, mentre la presenza di elementi simbolici (cervi, colombe, simboli evangelisti) dichiarano un rapporto con il nuovo mondo artistico. Una nuova stagione artistica- culturale e politica si aprì con Teodorico. Infatti nel 476 d.C. Odoacre, re degli Eruli, depose Romolo Augustolo, portando così alla fine dell’Impero Romano d’Occidente. Si inaugurò una nuova era, quella medievale, che vide prima il controllo di Teodorico e poi il dominio dell’imperatore d’Oriente Giustiniano. Teodorico visse come ostaggio alla corte di Bisanzio fin quando l’imperatore d’Oriente Zenone lo inviò in Italia per sconfiggere Odoacre e successivamente lo nominò Patrizio d’Occidente e re degli Ostrogoti (con quest’atto Teodorico assunse nel 493 d.C. il potere sull’Occidente). Non è però da dimenticare che egli era di religione ariana e proprio per questo furono costruiti a Ravenna edifici destinati a tale culto; era cresciuto in Oriente e quindi portò nella città l’influenza della sua educazione; era di origine “barbara”, anche se cercò una convivenza pacifica con i latini. Oltre che riservare un intero quartiere della città ai goti, dove sorgeva il Palazzo (tutt’oggi si identifica con l’edificio che si erge accanto a S. Apollinare Nuovo), egli destinò un’area alla necropoli del suo popolo, dove innalzò il suo mausoleo. È l’unica costruzione della città non in mattone ma in pietra d’Istria. È composto da due piani, esternamente a forma decagonale, internamente quello inferiore a forma di croce, mentre quello superiore circolare. Interessanti sono la copertura costituita da un’unica pietra monolitica e la sottostante cornice con decorazione a “tenaglia”. Il mausoleo si pone come sintesi dell’arte romana tardo-antica e di quella germano- nordica. Altri quattro edifici appartengono a questo periodo: la Basilica di S. Spirito (un tempo cattedrale degli ariani), il vicino Battisteri degli ariani, S. Apollinare Nuovo e la Cappella Arcivescovile (unico monumento di culto ortodosso). Il Battistero, che oggi si presenta interrato, è a forma ottagonale, e all’interno si conservano solo i mosaici della cupola (gli altri sono andati dispersi). Lo schema decorativo è simile a quello del Battistero degli Ortodossi: nel medaglione centrale il “Battesimo di Cristo”, e intorno a raggiera una schiera di apostoli intervallati da palme, con in mano la corona della gloria (per la prima volta il loro capo è circondato dal nimbo che caratterizza i santi), mentre ai lati del trono vuoto sormontato dalla croce gemmata, S. Pietro con le chiavi e S. Paolo con il rotolo della legge. Si può notare che si procede verso una maggiore ieraticità e ad uso più abbondante dello sfondo oro di tradizione bizantina. La Basilica di S. Apollinare Nuovo sorge accanto all’ipotetico Palazzo di Teodorico, e per questo è ritenuta chiesa palatina. Era dedicata al Salvatore e solo nel IX sec fu intitolata a S. Apollinare. Presenta dei rimaneggiamenti nella facciata (portico in marmo del XVI sec), nella navata (innalzamento delle colonne), nel presbiterio (abside barocca), nel soffitto (seicentesco). I mosaici sono presenti lungo la navata principale e sono divisi in tre fasce. Quella superiore con episodi della vita di Cristo (sulla parete sinistra si trovano scene della Passione, che non includono la Crocifissione). La fascia intermedia raffigura personaggi posti frontalmente con in mano il libro o il rotolo, ed identificabili con Profeti o Santi. Nella fascia inferiore sono del periodo di Teodorico le rappresentazioni del Porto di Classe e del Palazzo di Teodorico. Vi erano raffigurati dei personaggi, che il vescovo Agnello, nel periodo di Giustiniano, fece cancellare in quanto rappresentavano degli ariani (si può notare su alcune colonne del palazzo ancora la presenza di mani). Del periodo giustinianeo sono: a destra la teoria di santi martiri che procedono verso Cristo in trono tra angeli e a sinistra le sante vergini precedute dai tre Magi, che muovono verso la Madonna in trono col Bambino e circondata da angeli. In queste figure del VI sec, come nelle basiliche di S. Vitale e di S. Apollinare in Classe, si nota la nuova arte, ormai d’impronta bizantina, in cui si predilige la frontalità ieratica e astratta, ai rapporti spaziali ed alla resa del movimento. Il complesso monumentale di S. Vitale è un edificio molto diverso dagli altri della città, in quanto si pone in più stretto legame con l’arte bizantina anche nell’impianto architettonico. È a forma centrale, ottagonale, l’interno si sviluppa su due ordini, la cupola poggia su otto pilastri e archi, ed è decorato in maniera suntuosa con marmi policromi e con mosaici nel presbiterio. Nella conca absidale sono rappresentati su sfondo dorato, Cristo seduto sul globo che consegna la corona a Vitale e dall’altro lato il vescovo Ecclesio porta il modellino della chiesa, entrambi preceduti da angeli. Ai due lati in basso dell’abside sono collocati due pannelli: a sinistra l’imperatrice Teodora accompagnata da due dignitari di corte e da ancelle; a destra l’imperatore Giustiniano con tre patrizi e la guardia imperiale, affiancato dal vescovo Massimiliano seguito da due ecclesiastici. Anche il presbiterio è ricoperto di mosaici: sulle pareti sopra le colonne una lunetta raffigurante a sinistra due episodi biblici di Abramo, mentre a destra le offerte di Abele e di Melchisedech; sopra la lunetta due angeli portano un medaglione con la croce e ai lati profeti; nella parte superiore i quattro evangelisti con i loro simboli; nell’arco trionfale medaglioni con Cristo, i dodici apostoli ed i martiri Gervasio e Protasio; la volta con al centro l’Agnus Dei ed in ogni pennacchio un angelo circondato da girali, uccelli, pesci ed animali. Per concludere con lo splendore di quest’epoca che ha fatto grande Ravenna, si dovrebbe parlare di S. Apollinare in Classe. La basilica si trovava in quello che era il Porto di Classe, ed oggi è la campagna ravennate. Importante è la decorazione musiva dell’abside: nella conca absidale in alto è rappresentata la Trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor (in alto la mano di Dio, sotto la grande croce gemmata circondata di stelle, al cui centro troneggia il viso di Cristo), tra i due profeti Mosè ed Elia, mentre in basso sul prato le tre pecorelle (Pietro, Giacomo e Giovanni) e al centro S. Apollinare contornato da dodici pecorelle. Tra le finestre i vescovi successori di S. Apollinare e due pannelli del VI sec. L’arco absidale, più tardo, rappresenta Cristo al centro verso cui muovono i simboli dei quattro evangelisti e le dodici pecorelle (i dodici apostoli) che escono dalle due chiese sante di Betlemme e Gerusalemme. È evidente come ormai il legame con l’arte bizantina sia effettivamente concluso. Difatti con la morte di Giustiniano la città si avviò verso il declino e nello stesso tempo si arrestò il desiderio dell’imperatore di riunire l’Impero d’Oriente e d’Occidente sotto un unico potere, quello dei successori di Augusto.