Ferrara

Giotto

Ferrara si sviluppò nel Medioevo, di cui tracce si riscontrano nella tipologia stradale di Via delle Volte e nell’architettura della cattedrale e di Piazza Trento Trieste, ed ospitò una consistente comunità ebraica nel quartiere che si estende intorno a Via Mazzini. Ma lo splendore della città e l’assetto urbano odierno si devono agli interventi della famiglia degli Este nel Quattrocento e nel Cinquecento. Essi si circondarono di umanisti, letterati, artisti, per creare da una parte una propria genealogia che potesse legittimare il loro dominio, d’altra parte per conservare il potere attraverso il prestigio delle arti. Creare una propria storia servì a consolidare il dominio su Ferrara che si trovava in una posizione strategica abbastanza instabile tra il Papato e Venezia, e per di più la città era obbligato passaggio per gli eserciti provenienti da Nord verso Roma e Napoli. Gli Este ovviarono a questo problema attraverso un’attenta politica e ad alleanze patrimoniali.
L’esaltazione della famiglia si può riscontrate nei famosi versi dei poemi cavallereschi del Boiardo, dell’Ariosto e del Tasso, o nelle “delizie”, luoghi di villeggiatura, che diventarono il simbolo del potere ducale (Belfiore, Schifanoia, Terranova, Belvedere). Lo splendore è visibile anche negli interventi urbanistici, che furono compiuti attraverso “addizioni” programmate secondo uno schema ben preciso: la prima fu quella di Leonello, la seconda di Borso (metà ‘400), e la terza di Ercole I (1490 circa), che si avvalse dell’architetto Biagio Rossetti per rinnovare l’immagine di Ferrara nel suo complesso. Pertanto la famiglia si curò del decoro della città e del rinnovamento architettonico, della fortificazione (Castello Estense) e della costruzione di “delizie”, dell’ampliamento delle mura e dell’urbanizzazione di nuove aree (piazza Ariostea e Corso Ercole I). Per quanto riguarda la cultura figurativa, la corte s’avvalse di artisti importanti, determinando la nascita di quella che si chiama “officina ferrarese”: un’arte aulica, spesso accessibile solo ai dotti, aperta a diversi campi artistici, quali la pittura, la scultura, la miniatura, l’oreficeria e la manifattura d’arazzi. Nel Quattrocento l’arte ferrarese è legata ad influenze fiamminghe, evidenti nel caratteristico naturalismo descrittivo, ma anche legata all’arte di Pisanello, di Piero della Francesca, del cantiere donatellesco (influssi nella scultura) e di Mantegna a Padova. I più importanti pittori ferraresi del secolo furono Cosmè Tura (dal 1460 artista di corte), Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti, che parteciparono a diverse imprese tra cui la decorazione del Salone dei Mesi a Palazzo Schifanoia (sono rappresentati temi esoterici, cari alla famiglia estense, e scene di vita di corte). Cosmè Tura intervenne anche nella decorazione dello studiolo voluto da Leonello e terminato da Borso: un piccolo spazio dedicato alla meditazione e allo studio del principe, decorato con Muse dipinte su tavole e collocate al di sopra di pannelli di legno intarsiati (oggi l’ambiente non esiste più e le tavole sono disperse nei musei del mondo). Nella prima metà del ‘500 l’arte ferrarese si realizzò in opere del Dossi, di Garofalo, dell’Ortolano, del Mazzolino e di Girolamo da Carpi: un’arte religiosa però moderata e da toni tenui. Mentre a metà secolo con il Bastianino, Pirro Ligorio, lo Scarsellino ed il Bononi l’arte si rivolse alla grottesca, al capriccio e all’archeologia. Nei primi anni del Cinquecento si ristrutturarono gli ambienti della Via Coperta (passaggio tra Castello Estense e Palazzo Comunale), decorando il cosiddetto studio di marmo affidato ad Antonio Lombardo (oggi all’Ermitage di San Pietroburgo) ed i vicini “Camerini Dorati” rappresentanti baccanali. Vennero chiamati per quest’impresa Giovanni Bellini, Tiziano Vecellio, Dosso Dossi, Raffaello Sanzio e Fra Bartolomeo (degli ultimi due rimangono solo disegni). Anche questi dipinti, come altri, non si trovano più a Ferrara, poiché furono sottratti dopo la Devoluzione della città (1598), ovvero il passaggio sotto il dominio papale. Da allora Ferrara si ripiegò in sé stessa, perdendo la sua vitalità e trasformandosi da città propulsore di cultura a cittadina di secondaria importanza.

www.itinerary.altervista.org - © tutti i diritti riservati - itinerary_viaggi@libero.it